Curfew di Shawn Christensen: “Che vuol dire OK?”

Oscar Miglior Cortometraggio 2012 e vincitore più di 40 Festival nel mondo.

Richie è un uomo che si è autodistrutto e si trova al punto più basso della sua esistenza. Proprio quando è sul punto di togliersi la vita in un bagno sudicio che sembra uscito da Trainspotting di Danny Boyle, riceve l’inaspettata chiamata della sorella che non vede da tempo. Nonostante fosse l’ultima persona a cui avrebbe pensato, la donna chiede il suo aiuto per badare alla sua nipotina. Questione di una sera.

Curfew è uno dei migliori corti degli ultimi anni. In meno di venti minuti racconta una storia che ti rapisce fin da subito senza mai manipolare le emozioni dello spettatore.

Il protagonista è un uomo adulto e potremmo descrivere il cortometraggio come racconto di formazione, poiché Richie non sa più cosa fare della sua vita, non ha uno scopo, forse si sente un peso per gli altri, forse non sente più nulla. Probabilmente una sola notte non potrà cambierà il suo destino ma fungerà da innesco per qualcosa di quanto più simile ci sia ad una svolta. Lo capirà nel finale staccando quel telefono. Le cose non saranno più le stesse. Per lui così come per qualcun altro.

 

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Shawn Christensen
“L’idea per Curfew (Coprifuoco) iniziò anni fa durante una conversazione con una ragazzina di nove anni. Fui molto colpito da quel dialogo e mi resi conto in fretta che per molti versi lei era più sveglia di me. I bambini a quell’età assorbono così tante informazioni e lo fanno con un’incredibile energia che può essere maestosa. Gli adulti diventano stanchi e insensibili e io non faccio eccezione. Mi piaceva l’idea di esplorare queste due persone: una giovane ragazzina piena di vita e un adulto svuotato dall'esistenza, alla ricerca di quel bambino interiore sepolto da qualche parte dentro di sé.”                                                                                                             

L’abilità del regista (che interpreta anche Richie) sta nel creare un cortometraggio pulsante di energia e umorismo nero fino all’ultimo secondo, catapultandoci in una New York caleidoscopica, in sintonia con il quartiere che fa da sfondo (East Village, Chinatown, Court house).

I dialoghi tra Richie e Sofia sono intensi e ironici. Un adulto immaturo che non riesce a frenare l’inarrestabile verve di una ragazzina sorprendentemente matura. Ma è un naufragare dolce in quel mare di parole. Potrebbe ascoltarla per ore perché le vuole un gran bene...

Fatima Ptacek, la giovane attrice che interpreta la ragazzina, è un mostro di bravura che non si dimentica.

La scena clou è sicuramente quella del bowling in cui la canzone Sofia So Far  (scritta dallo stesso Christensen) trascina Sofia in un ballo ipnotico. La cinepresa la segue attraverso un carrello parallelo alle piste che trasforma la realtà in un sogno/flash mob surreale con un ritmo anni ‘80 che ricorda molto le sonorità synth-pop di Enola Gay degli OMD.

Questo corto è diventato un lungometraggio intitolato Before I disappeared uscito nel 2014 e diretto dallo stesso Christensen, in cui fa una parte anche Ron Perlman.

Curfew shots

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 Il vostro affezionatissimo Keyser vi ringrazia e vi saluta.

E come sempre prende e...

"sparisce!"