La Jetèe

(1963 – 1995) di Chris Marker

 

Ogni tanto i più profondi e stimolanti concetti sono racchiusi in poche parole o, come nel nostro caso, in poche immagini. E’ quello che si potrebbe dire di questo cortometraggio (o meglio, mediometraggio anche se di poco…) di Chris Marker.

 

La Jetèe è infatti un’opera filosofica ancor prima che fantascientifica, che racconta l’indissolubile legame tra presente, passato e futuro descrivendoli come un’unico anello, un legame integrante, perpetuo e quasi metafisico tra memoria e tempo, in cui l’azione dell’individuo è il risultato che forse determina ogni nostra concezione temporale. Un concetto ampio e profondo, di determinante influenza nel cinema Sci-Fi dei decenni successivi, che forse è meglio far descrivere all’opera più che alle parole.

 

In un futuro non molto lontano, il mondo come lo conosciamo è sparito. La III Guerra Mondiale ha incenerito città. persone e la storia stessa e i pochi superstiti vivono in catacombe, sotto il controllo di un gruppo elitario di scienziati e militari che cercano una soluzione per tornare in superficie. La ricerca in atto prevede la sperimentazione su cavie umane. La memoria e la mente dei soggetti più adatti subiscono una sorta di ipnosi che li proietta nel passato, alla ricerca di una soluzione agli eventi catastrofici che hanno determinato morte e distruzione nel presente.

 

Il protagonista, ossessionato sin dall’inizio da un’immagine tragica della sua infanzia che precede di poco lo scoppio della guerra, viaggia nel tempo, conosce e si innamora di una donna con cui stabilisce un legame intenso ma sfuggente e misterioso, fino a comprendere il significato di quel barlume mnemonico che da sempre lo ossessiona. Ma è troppo tardi per porvi rimedio. La storia è già in atto, destinata a ripetersi per nostra stessa mano.

 

 

Il corto, vincitore in Italia del primo festival di fantascienza a Trieste nel 1963, è interamente  realizzato come un foto-romanzo in cui le immagini statiche si susseguono sotto la voce fuori campo di un narratore che accompagna il susseguirsi degli eventi. Chris Marker, autore francese a tutto campo, è una figura poco conosciuta al grande pubblico ma ha rivestito una grande importanza nel panorama del cinema e della comunicazione visiva in generale dal dopoguerra in poi. La sua attività ha toccato i campi del settore a 360°, cinema, fotografia, multimediale ecc… alla costante conservazione e sviluppo di un linguaggio nuovo o diverso che stimolasse la riflessione del pubblico. Non a caso tra le tante frequentazioni intellettuali e “lavorative” vi sono la collaborazione con Alain Resnais e Jean-Paul Sartre. Buffo pensare, in relazione alle tematiche di quest’opera, che la sua nascita e morte siano coincise nella medesima data di calendario (e al rovescio delle decine degli anni…Ok, fermiamoci qui…)

29-7-1921 nasce, 29-7-2012 muore.

Perché ne parliamo in questa sezione? A parte, ovviamente, il fatto che sia doveroso conservare nella memoria un simile capolavoro dei cortometraggi, perché nel 1995 Terry Gilliam riprende in mano l’idea e la sviluppa. Gli spettatori più appassionati del genere, e non solo, avranno certamente visto L’esercito delle 12 scimmie, in cui un eroe del cinema moderno come Bruce Willis, viene scelto tra tante cavie di un carcere nel disastrato e desolante futuro (questa volta non post-atomico ma post-epidemico) per essere spedito nel passato e fermare i responsabili di un contagio che ha sterminato la popolazione terrestre. Con l’aiuto di una bella psicologa interpretata da Madeleine Stowe e l’incontro con il bel folle Brad Pitt, arriverà alla soluzione del disastro e del sogno/immagine che lo tormenta sin da bambino…