District 9

Il talento visivo di Neill Blomkamp non ci ha messo molto tempo per richiamare l'attenzione dei mecenati cinematografici. Nativo del Sudafrica ma Canadese di adozione, a 19 anni si diploma presso la Vancouver Film School con una specializzazione in animazione 3D ed effetti visivi. Nel 2001 la Microsoft annuncia un progetto cinematografico ispirato alla serie Halo sotto la supervisione di Peter Jackson. Il geniale regista kiwi, maestro dello splatter prima e "signore degli anelli" poi, ripone la fiducia proprio in questo giovane e talentuoso regista.

Purtroppo gli imprevisti produttivi e i ripetuti tagli al budget fanno slittare il tutto a data da destinarsi, rinviando le esaltanti aspettative del pubblico e l'occasione promessa a Blomkamp. 

Nel frattempo però il ragazzo si era dato da fare, realizzando una serie di cortometraggi Sci-Fi di incredibile originalità e maestranza tecnica. Visivamente innovativi, in particolare per la resa eccezionale degli effetti speciali, digitali e non. Guardarli è come assistere ad un intro da videogame o, in altri casi, di un documentario sui prototipi della robotica moderna.

 

frame tratti da "Alive in Joburg"

Scene di guerriglia nella baraccopoli aliena
Un alieno vestito di stracci, oscurato in viso dall'emittente televisiva

Alive in Joburg, del 2005, è il suo secondo cortometraggio. 6 minuti che sembrano un servizio giornalistico da un futuro non troppo lontano (anzi, la vicenda si svolge in un ipotetico e alternativo 1990...) nel quale la città di Johannesburg è in preda ad una guerra civile aggiuntasi a quella già presente e difficile legata all'Apartheid.

A scatenarla è stato l'arrivo inaspettato di una popolazione aliena che, dopo un primo momento di favorevole accoglienza da parte degli uomini, ha finito per subirne il pregiudizio, l'emarginazione e la conseguente segregazione in baraccopoli. Ironia della sorte, anche i disperati e vessati africani nativi, hanno trovato motivo di odio e discriminazione per una specie ospite che alimenta altri problemi esistenti. Una lotta disperata per la sopravvivenza in cui condividere, dividere e combattere per la miseria; e nella guerra tra poveri, solo i poveri perderanno. 

Lo stile di Blomkamp è davvero unico nel suo genere. Mescolando toni iperrealistici con effetti fantascentifici si crea un contrasto coinvolgente in cui sembra di essere testimoni di un reportage dal futuro e allo stesso tempo verosimile e compatibile con un normale e drammatico servizio giornalistico da una zona di guerra del mondo o da una zona in cui sia presente una rivolta o simile.

I conflitti a fuoco tra forze speciali e alieni si alternano ad interviste stile documentario alle forze militari locali impegnate nel conflitto, a delegati governativi fino alla gente comune, in prevalenza poveri e disperati che convivono con gli alieni il quotidiano delle baraccopoli. Effetti speciali CGI simulano il conflitto con stupefacente realismo, riproducendo quello che sembra un videogame. Alternati ci sono filmati e riprese a spalla che sembrano video amatoriali, a registrare blitz della polizia, alieni vestiti come tossici che si nascondono e si lamentano della loro condizione.

Uno stile documentaristico con interviste ai tassisti, ai diseredati, ai commercianti e ai militari che si alternano alle immagini di scontri e alle testimonianze dei nuovi immigrati scomodi per tutti. Le quotidiane preoccupazioni su come convivere con quest'orda di ospiti spaziali, ma anche la loro voce - fatta di grugniti e suoni gutturali. 

Sullo sfondo, gli elicotteri governativi sorvolano la città, fiancheggiano l'enorme astronave parcheggiata sopra Johannesburg mentre a terra gli alieni lamentano condizioni atroci: chiedono diritti, chiedono acqua ed elettricità per il loro sostentamento. Gonfi di rabbia, sono disposti a combattere per la loro dignità.

Il cortometraggio è un successo tra gli appassionati del genere e la voce si sparge trasformandolo in un piccolo cult underground, in un epoca in cui Youtube & co. sono appena all'inizio...

 

 

Intanto, accantonato il progetto Halo, Jackson e Blomkamp decidono di non perdere le buone basi create. Il giovane regista propone di ampliare Alive in Joburg a lungometraggio. La sua filmografia si era ampliata nel mondo dei cortometraggi (5 corti di qualità e sperimentazione in 5 anni) ma il tema trattato sull'invasione/immigrazione aliena era certamente il più plasmabile cinematograficamente, senza che si snaturassero le idee di partenza. 

Con l'appoggio della Spy Films di Carlo Trulli - casa di produzione canadese già coinvolta per il cortometraggio - e il dispiego di forze fornito da Jackson, il progetto District 9 prende vita e nel 2009 esce nella versione lungometraggio.

 

Il risultato è un film incredibilmente solido e lineare in cui la tematica sociologica sempre più attuale e drammatica dell'immigrazione - e l'emarginazione nella società moderna - rielaborata attraverso un genere sempre efficace: la fantascienza. Anche se in questo caso sarebbe più idoneo chiamarlo social Sci-Fi, ma non allargiamoci...

L'adattamento narrativo della nuova sceneggiatura si presta perfettamente all'incipit del cortometraggio. Quello che era Alive in Joburg viene inserito ed usato come prologo del film, a delineare lo scenario che seguirà.

La storia vede il protagonista Wikus Van de Merwe, uomo metodico e ligio nell'esercizio del dovere (lavora per un'importante società governativa) impegnato nello sgombero di un gruppo di alieni dal ghetto - il District 9 del titolo. Lo seguono un plotone di militari e una piccola troupe di supporto, incaricata di documentare l'azione in un video. Destinazione dei "gamberoni" (il soprannome razzista adottato dagli uomini per indicare la popolazione aliena, poiché simili morfologicamente a dei crostacei) un altro ghetto, ancora più esterno e lontano dal centro di Johannesburg.

La situazione negli ultimi anni e degenerata, provocando rivolte, scontri e problemi nella gestione delle risorse e dei diversi gruppi all'interno delle comunità, tra cui figurano emarginati locali e popolazioni anche esse immigrate e/o di stampo criminale, in particolare il temutissimo gruppo dei Nigeriani, signori del racket interno. 

Tutto sembra procedere regolarmente ma il vero scopo dei "buoni" è anche quello di recuperare più tecnologia aliena posssiblie. Armi in particolare, di cui si conosce molto poco, quanto basta però per sapere quanto siano potenti ed evolute rispetto a quelle terrestri. Il fatto che funzionino solo attraverso una sinapsi biologica con gli alieni, le rende inutilizzabili dagli uomini comuni; sono necessari ulteriori studi in merito...

La tensione sale e l'imprevisto costringerà le truppe al ritiro e Wikus a misurarsi con un destino inaspettato dagli esiti sorprendenti che ribalteranno l'andamento della storia e soprattutto il punto di vista e di valutazione del protagonista e dello spettatore.

 

Un connubio riuscitissimo tra realismo e fantascienza.

Tra intrattenimento e riflessione, sfiorando a tratti anche la poesia...

Un grande film del nuovo secolo nato da un cortometraggio, da riscoprire, rivalutare, vedere e rivedere.